Il Monte Stella è un massiccio che sorge nel Parco Nazionale del Cilento e raggiunge i 1131 metri sul mare. Sulle sue pendici si trovano i comuni di Stella Cilento, Sessa Cilento, Omignano, San Mauro Cilento, Pollica e Serramezzana. Questo dà il nome alla Comunità Montana Alento-Monte Stella che riunisce tutti i comuni dei dintorni.

La cima del monte è sede di una ex base LORAN tuttora utilizzata come base radar dall'ENAV per controllare il traffico aeronavale dei settori Est del Tirreno Centrale e del Tirreno meridionale. Il radar in questione è caratterizzato da una grande cupola bianca, ed essendo posta sulla cima, visibile in tutto il circondario.
Sulla cima si trova anche una piccola chiesa, dedicata alla Madonna del Monte Stella, risalente al 1000 e restaurata nel 1993.
Sulla vetta si trovano delle rovine in pietra di indubbia origine medievale. Secondo alcuni storici si tratterebbero delle rovine di Petilia, antica capitale dei Lucani, mentre secondo altri le rovine non sarebbero altro che i resti di un centro abitato a carattere difensivo costruito intorno al IX secolo e denominato Melella. Questa fortezza si sarebbe chiamata Lucania fino al 1008 e Cilenti o Castellum Cilenti dal 1031 e avrebbe dato il suo nome rispettivamente all'omonimo Gastaldato di Lucania e all'intera regione del Cilento.

testo © wikipedia

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Il Gelbison (detto anche Monte Sacro) è un monte del Sub-appennino lucano di 1.705 m s.l.m. situato in provincia di Salerno. È il quarto monte più alto del Cilento, preceduto dalla cima del relativamente vicino Cervati (1.900 m), dal Panormo (cima più alta del gruppo degli Alburni, 1.742 m) e dal Faiatella (1.710 m).

Situato al centro del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, contiguo ad est con la grande area forestale di Pruno, la cima si trova nel comune di Novi Velia. Il corpo montuoso tocca anche i comuni di Cannalonga, Ceraso, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Montano Antilia, Rofrano e Vallo della Lucania. Sulla cima del monte sorge un santuario, quello della Madonna del Monte Sacro, allo sommità del quale è posta una grande croce in metallo, visibile anche da Ascea quando illuminata.
Al lato occidentale il corpo montuoso tocca l'area abitata di vari comuni (tra cui il maggiore è Vallo della Lucania), successivamente dirada in collina per poi sfociare a mare nella zona della piana di Velia. Da questo monte si può vedere un gran panorama; infatti si può vedere tutta la Calabria Tirrenica fino alla Sicilia e le Isole Eolie a Sud, mentre verso Nord la Costiera Amalfitana e il Vesuvio. Inoltre nelle giornate di cielo estremamente sereno si possono vedere il mar Ionio e il golfo di Taranto.

Sorgenti fluviali e monti vicini
Da questo monte sorgono il torrente Badolato (versante ovest, affluente dell'Alento), il fiume Palistro (versante sud-ovest), il torrente Bruca (versante sud), il fiume Lambro (versante sud-est), ed il Mingardo (versante est).
I monti vicinali sono il contiguo Monte Scuro (1.610 m), la Tempa di Cuccaro Vetere (1.136 m), il Monte Antilia (1.316 m), ed a nord i Tuzzi di Monte Piano (1.515 m).

testo/foto wipedia

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Il Cervati (o Cervato) è un monte del subappennino lucano di 1.898 m s.l.m. situato in provincia di Salerno, territorialmente fra Basilicata e Campania. È il più alto del Cilento, seguito dal Panormo (cima più alta del gruppo degli Alburni, 1.742 m), dal vicino Faiatella (1.710 m) e dal relativamente vicino Gelbison (1.705 m).
Il Cervati è una delle più alte montagne della regione Campania, il cui primato spetta al massiccio del Matese con la Gallinola (1923 m) e con il Monte Miletto, la cui estrema sommità (2050 m) però ricade di poco in provincia di Isernia.
Alle sue pendici, a 1200 m di quota, a pochi chilometri dal comune di Monte San Giacomo, si trovano le Grotte dei Vallicelli.

Posizione
Situato al centro-sud del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nella grande area forestale di Pruno, la cima si trova nel comune di Sanza. Il corpo montuoso tocca anche i comuni di Monte San Giacomo ed in forma minore, quelli di Sassano e Valle dell'Angelo. Nei pressi della cima, a 1.852 m, si trova un piccolo santuario, quello della Madonna della Neve.
Sorgenti fluviali e monti vicini[modifica | modifica sorgente]
Da questo monte sorge il fiume Calore.
I monti che lo circondano sono, partendo da sud e procedendo in senso antiorario, il Faiatella (1.710 m), la Raia del Pedale (1.521 m), il Cariusi (1.400 m), il Gerniero (1.246 m), il Cerasuolo (1.400 m) e la Raialunga (1.405 m).
Tra il Cervati e gli Alburni si trova anche il Monte Motola con tre cime principali: il Motola propriamente detto (1700 m), punto trigonometrico, la cima senza nome alta 1727 m posta a SE, e la cima Est alta 1743 m, punto culminante dell'intero massiccio.
Tra il Cervati e il monte Faiatella è da menzionare la Cima di Mercori alta 1789 m, che pertanto è da considerarsi la seconda vetta del Cilento.

testo wikipedia

 

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Il Monte Motola  raggiunge la ragguardevole altezza di 1.700 m e situato di fronte al massiccio del Cervati, tra la Sella di Corticato (1.026 mt) che guarda verso il Vallo di Diano e le sorgenti del torrente Sammaro (nei pressi di Sacco).

Il Monte Motola vede anche le cime del Monte Vivo (1.538 mt) sulle cui falde si trova l'antica cappella della Madonna dell'Assunta, posta a 1.239 mt, poi l'anticima del Motola a 1.667 mt e poi la punta a 1.700 mt.


Le due dorsali del massiccio hanno caratteristiche differenti: quello meridionale (che guarda verso il Cervati) è più brullo, meno articolato e più roccioso, quello settentrionale è ricoperto di boschi di fogliamo misto, che diventano solo faggi alle sommità.

Diffusissimi molti esemplari autoctoni di abeti bianchi, anche di grandi dimensioni.
Il nome Monte Motola potrebbe derivare dal pre-romano motta ("elevazione del terreno") oppure dal latino mutulu ("cima o albero mozzo").

 

 foto © panoramio.com

 

 

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Il Monte Centaurino prende il nome dalla cima più alta in cui gli antichi scorgevano la forma di un piccolo Centauro (mostro della mitologia greca, con testa e busto umano groppa e zampe di cavallo).


Il territorio del Centaurino ha una pendenza che oscilla da un minimo del 10% alla località Varco del Carro e del 20% in località Acquaruli, Ciòrciari, Decollata, Serra Jardino, Acquasparta, fino ad un massimo del 50% a Farna Petrone, Pezza la Quercia e Stennecchia.

Anche l’altitudine varia, toccando la punta minima in località Piano dei Ciorciari, Acquasparta, Tempa la Scanna, dove tocca i 250 – 430 m., per raggiungere i 1275 m. ed oltre in località Stennecchia, un alternarsi di pianura e montagna.

Il Centaurino è attraversato da numerosi corsi d’acqua, tutti affluenti del fiume Bussento e da molti altri torrenti e fontane, quali Vallone della Giumenta, Vallone Rosso, Vallone Persico, Fontana del Panniere, Fontana La Rosa, Fontana del Curillo. Il fiume assume un aspetto particolarmente suggestivo nelle località Ponte l’Abate, caratterizzato da un ponte di origine medioevale, la cui costruzione è da attribuire ai predecessori degli abati della 'Badia di San Pietro Apostolo'. Il ponte aveva la funzione di collegare, attraverso la 'strada regia', Sanza a Caselle in Pittari e il sentiero di Brancato che conduce al vecchio mulino comunale, di cui si possono ammirare i ruderi, tra i quali le due grandi macine di pietra nelle quali veniva convogliata l’acqua del fiume Bussento, che alimentava il Mulino e le Ferriere.

testo comune di Sansa

 

 

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La catena montuosa del Vesole-Chianello situate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nella Campania meridionale, i cui rilievi formano un arco fra la piana alluvionale del Sele e Sapri. L'area di Monte Vesole-Monte Chianello corrisponde alla dorsale che si allunga per circa 20 Km in direzione WNW-ESE tra Capaccio Vecchia e Magliano Nuovo e culmina nel Monte Chianello (1314 m), nel M. Vesole (1210 m), nel M. Soprano (1083 m) e M. Sottano (832 m).

Il massiccio è sezionato da un sistema WNW-ESE di profonde gole, da scogliere molto ripide e rocce nude a strapiombo formate dall'attività  erosiva del fiume Calore e che separano il massiccio principale da due rilievi: il monte Ceglie (602 m) ed il blocco su cui sorge l'abitato di Felitto. Dal punto di vista geologico la catena montuosa del Vesole-Chianello, è una dorsale calcareo-dolomitica in alcuni punti ricoperta da calcareniti, conglomerati e marne.

foto © costadelcilento

 

 

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Il Monte Bulgheria è un monte situato nella parte meridionale del Cilento, nella provincia di Salerno, cui vetta più alta raggiunge i 1225 metri. La sua denominazione deriva dai coloni bulgari, che qui si stanziarono prima dell'anno 500. Dal monte prende il nome il Comune di Celle di Bulgheria, che sorge alle sue pendici, al lato est. Pur essendo lungo e pur toccando numerosi paesi del circondario, esso colpisce per la sua isolatezza, dato che non esistono altre montagne nelle immediate vicinanze. Questa particolare caratteristica si può ammirare da Bosco, che si trova ai suoi piedi.
La flora è ricchissima: si trovano alberi di ontano e piante di castagno secolari, ginestre, asparagi, il pungitopo, la rosa canina, origano, lavanda e numerosi tipi d'orchidee selvatiche tra cui l'Orchis italica, Serapias vomeracea, Orchis Fragans e Orchis papillonacea.

Curiosità[modifica

Il Monte è conosciuto come "la leonessa addormentata", poiché somiglia ad un enorme leone a riposo con lo sguardo rivolto verso oriente e quindi gli abitanti del luogo amano pensare che sia un leone che sta lì a proteggerli.
L'ultima nevicata di rilievo è quella di marzo 2009, con neve alta circa 25 cm.
Ferdinando Palazzo di San Giovanni a Piro nel 1959 dedicò una bellissima poesia al Monte Bulgheria.
Sono stati ritrovati numerosi fossili marini sulla montagna: ciò fa pensare che milioni d'anni fa fosse un rilievo sommerso.
Il pittore spagnolo José Ortega, che visse a Bosco per molti anni, scolpì la sagoma del Monte in una pietra che oggi si trova al centro della piazza a lui dedicata.

 

testo e foto wikipedia

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La Cima di Mèrcori è la seconda montagna, dovuta alla sua altezza, del Cilento con i suoi 1.788 mt.
Si trova ad ovest del Monte Cervati, di fronte alla Nevera, ha la forma di un filone di pane ed è completamente ricoperta da un bosco di faggi.

 foto ©  panoramio

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Tresino è un monte incontaminato, un'estrema propaggine del monte Stella che si estende fino alla riva del mar Tirreno, situato tra la frazione Lago di Castellabate e il comune di Agropoli. La cima più elevata del monte Tresino raggiunge i 356 metri s.l.m.. Il suo territorio rientra completamente nei confini del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, mentre la sua costa rientra nell'area marina protetta Santa Maria di Castellabate.
Alcuni dei suoi ambienti naturali, sia marini che collinari, sono inseriti nella Rete Natura 2000, un sistema di aree protette secondo le direttive europee Habitat (92/43/CE) e Uccelli (74/409/CE), che mirano alla tutela di habitat naturali dove le specie animali e vegetali sono minacciate a livello comunitario. La costa tra punta Tresino e le Ripe Rosse (2841 ha, dove quest'ultime rientrano nel comune di Montecorice) è una zona di protezione speciale, mentre monte Tresino e dintorni (1339 ha) è un sito di importanza comunitaria.


Lo costa tresinese è oggetto di numerosi fenomeni erosivi che ne contraddistinguono il paesaggio come nel caso della costa particolarmente accidentata che va da punta Pagliarola a punta Tresino, formata da grandi blocchi e segnata numerose fratture le quali vengono denominate diaclasi.
Il fenomeno erosivo è testimoniato anche dalle caratteristiche rocce che si sono formate e levigate nel tempo: come lo scoglio "della Tartaruga" e quello "della Principessa saracena", che richiama nella forma il viso di una donna intenta ad ammirare il mare. Tale scoglio, secondo una leggenda del posto, è la principessa saracena Ermigarda, la quale si gettò nel mare per unirsi al suo amato pescatore Octavio inghiottito dalle onde. Nettuno per pietà li trasformò in scogli
Un altro fenomeno che va a modellare la forma delle rocce arenarie della costa di Tresino è quello dell'aloclastismo, dovuto alla cristallizzazione del sale marino, il quale con la sua azione espansiva disgrega la roccia creando una serie di sculture alveolari molto particolari.

testo/foto autore su wikipedia

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Licosa è una frazione del comune di Castellabate in provincia di Salerno, costituita da un promontorio denominato Enipeo da Licofrone o Posidio da Strabone che ospita un vasto parco forestale di macchia mediterranea.

La località si trova sulla costa tirrenica a nord del Cilento, il suo territorio è totalmente all'interno del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Si trova nella parte meridionale del comune di Castellabate, fra le frazioni di San Marco e Ogliastro Marina. Da Castellabate dista circa dieci chilometri, 8 da Santa Maria, 10 da Agnone Cilento, 16 da Acciaroli, 20 da Agropoli e circa 70 da Salerno. L'area forestale, composta da macchia mediterranea che arriva fino al mare - tutelato dall'istituzione dell'area marina protetta Santa Maria di Castellabate -, ospita al centro la frazione, un piccolo borgo di alcune decine di abitanti posto alle pendici del Monte Licosa (326 m s.l.m.).

La sua estremità, in corrispondenza della quale si colloca l'isoletta omonima con il faro, chiude a sud il golfo di Salerno, e rappresenta un punto importante per la navigazione fin dai tempi antichi. L'Isola ospita l'habitat naturale di un particolare tipo di lucertola endemica dalla livrea verde e azzurra, la Podarcis sicula klemmeri.

 

testo - foto autore su wikipedia

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Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia… inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci.

Didier TronchetPiccolo trattato di ciclosofia, 2000

 

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